MICHELANGELO BUONARROTI
Nella serie di poesie d’amore fin qui giunte, non poteva mancare una poesia d’ammirazione per una persona dell’ugual sesso. L’autore di questa poesia non ha certo bisogno di presentazione, tutti sanno la tendenza omosessuale di Michelangelo Buonarroti, e questo sonetto lo conferma in modo ulteriore. Ma attenzione la condizione di questo grande artista non ci deve far dimenticare la grandezza di questo personaggio che è stato uno dei più grandi geni di tutti i tempi, di cui dobbiamo andare orgogliosi che sia stato un nostro concittadino nella nostra bellissima Firenze.
A Tommaso Cavalieri
Se nel volto per gli occhi il cor si vede,
altro segno non ho più manifesto
della mia fiamma; adunque basti or questo,
Signor mio caro, a domandar mercede.
Forse lo spirto tuo, con maggior fede
ch’i’ non credo, che sguarda il foco onesto,
che m’arde, fia di me pietoso e presto,
come grazia c’abbonda a chi ben chiede.
O felice quel dì, se questo è certo!
Fermisi in un momento il tempo e l’ore,
il giorno e ‘l sol nella su’antica traccia,
acciò ch’i’ abbi, e non già per mio merto,
il desìato mio dolce signore
per sempre nell’indegne e pronte braccia.
(a cura di Romano Valli)