GUIDO  CAVALCANTI

I giovani poeti del dolce stil novo, usavano donneare, corteggiare a distanza le donzelle, avvolgendole in un tenero assedio di rime alternate, o baciate (l’unico bacio ammesso in pubblico), così caste che potevano sottoscriverle anche i frati di clausura. Per questi poeti snob, la donna perde ogni connotato terrestre e carnale, diventa angelo, e Firenze una succursale del Paradiso. Possono anche diventare malinconici per amore e scrivere questi bellissimi versi in questo sonetto, provate a leggerlo.

 Voi, che per li occhi mi passaste al core

 

Voi, che per li occhi mi passaste al core

  e destaste la mente che dormia,

  guardate all’angosciosa vita mia

  che sospirando la distrugge Amore.

E’ ven tagliando di sì gran valore

  che i deboletti spiriti van via;

  riman figura sol’en segnoria

  e voce alquanta che parla dolore.

Questa vertù d’amor che m’ha disfatto

  da’vostri occhi gentil presta si mosse;

  un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Si giunse ritto’ l colpo, al primo tratto,

  che l’anima tremando si riscosse,

  veggendo morto’ l cor nel lato manco.

 

(a cura di Romano Valli)  

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