GASPARA STAMPA
Nata a Padova nel 1523, morì a Venezia nel 1554. E considerata una della maggiori poetesse italiane. Senza essere una vera cortigiana, ebbe tuttavia numerosi e liberi amori, vissuti da lei con sincero trasporto. L’amore più importante fu quello con il conte Collaltino di Collalto che ispirò le sue “rime”, che rivelano un temperamento appassionato e una sottile capacità di indagine psicologica, queste furono pubblicate postume.
Amor m’ha fatto tal ch’io vivo in foco,
qual nova
salamandra al mondo, e quale
l’altro di lei
non men strano animale,
che vive e
spira nel medesimo loco.
Le mie delizie son tutte e il mio gioco
vivere ardendo
e non sentire il male,
e non curar
ch’ei che m’induce a tale
abbia di me
pietà molto né poco.
A pena era anche estinto il primo ardore,
che accese
l’altro Amore, a quel ch’io sento
fin qui per
prova, più vivo e maggiore.
Ed io d’arder amando non mi pento,
purché chi m’ha
di nuovo tolto il core
resti de
l’arder mio pago e contento.
(A
cura di Romano Valli)