La Fornarina
Romano Valli

Nel primo inventario del museo degl’Uffizi (svoltosi nel 1589) si legge “Un quadro in tondo con Nostra Donna col figlio in braccio e San Giò” questo quadro è identificato con la “ Madonna della Seggiola”.
Si suppone che il dipinto sia stato acquistato a Roma da Ferdinando dei Medici il futuro Granduca Ferdinando I, quando era ancora cardinale e abitava a Roma. In questo quadro come nel “La Velata” e la “Madonna del baldacchino”, Raffaello pone i tratti della sua donna amata “ la Fornarina “ sul  volto della Madonna.
La donna amata si chiamava Margherita Luti era figlia di  Francesco fornaio del quartiere di Santa Dorotea, ecco quindi il perché del suo nome la Fornarina. Il pittore la conobbe a Roma nel periodo in cui affrescava le stanze vaticane, si racconta che un giorno mentre era a passeggio nelle vie del quartiere di Santa Dorotea, la vide alla finestra mentre si asciugava i capelli appena lavati, fu un’ispirazione dovuta soprattutto all’occhio dell’artista. Non si poté trattenere dal chiamarla giù in strada pronto a ritrarla in qualsiasi posa. Non aveva né tela né pennelli. Si fece dare da un fabbricante di botti, un fondo tondo di una botte e con un carboncino che aveva sempre nelle sue tasche cominciò a ritrarla.
Due ragazzini di quella contrada si attaccarono alle sue sottane. Lei ne prese uno in collo e si mise a raccontare una storia perché stessero fermi. Il più piccolo si attaccò teneramente, e lei ricambiò con un affettuoso abbraccio, quello più grande stava assorto nell’ascoltare quello che lei raccontava. Intanto questa scena destò molto interesse dintorno, qualcuno le passò una seggiola,  perché si sedesse, con i due bimbi sempre accanto a lei. In tutta questa scenografia sotto il sole di Roma, era nato un capolavoro. Questo dipinto attualmente si trova alla galleria Palatina di Palazzo Pitti, con il titolo di “La Madonna della seggiola”. Nell’epoca in cui Napoleone scese in Italia nel 1799, il quadro fu il primo dipinto ad essere requisito da i commissari napoleonici, che lo trasferirono al Louvre, per fortuna questa grande opera d’arte ritornò in seguito a Firenze ed è tutt’ora patrimonio di tutti gli italiani.
L’amore di Raffaello per Margherita fu grande, talmente grande da avere sempre davanti ai suoi occhi la sua immagine e trasporla tra le sue madonne da porre sugl’altari. Anche Margherita Luti lo contraccambiava, non c’era dubbio, come si poteva non corrispondere un artista e un uomo così straordinario come lui?
Margherita era sicura di lui e del suo amore, anche se la nipote del Cardinal Bibbiena, Maria, gli aveva messo gli occhi addosso e tramite lo zio gli si poneva insistentemente come candidata ad essere sua sposa. Ma la vera rivale di Margherita, non era una donna, il suo tenero e dolce pittore era minato dalla tisi che lo consumava a poco a poco.
Aspirava al cappello cardinalizio ma una cupa cortina di morte scese prima su di lui. Margherita lo assisté amorevolmente fino alla fine, all’indomani tutta Roma seguì il suo funerale, Leone X pianse la sua morte, volle che gli fosse data sepoltura nel Pantheon fra i grandi uomini di tutti i tempi. Ancora oggi i tratti di Margherita sorridono in tanti dipinti del grande artista, cominciando dal “la Velata, La Madonna della seggiola alla Madonna del Baldacchino” ecc…
Il volto della Fornarina è lì da secoli reso immortale dall’amore dell’artista, sorridente, umano e paziente. Forse per questo Raffaello l’amo costantemente e a quanto si sa, amò lei sola, o soprattutto.

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