| Michelangelo Buonarroti (Di Romano Valli) Nato a Caprese nel 1475 dove il padre faceva il Podestà, nello stesso anno i Buonarroti si trasferirono a Firenze. Il ragazzo fu mandato a scuola, non fu un buon allievo ma aveva una buona inclinazione per il disegno, suo padre voleva farne un avvocato ma il ragazzo venne a capo delle resistenze paterne. A tredici anni entrò come apprendista nella bottega di Domenico Ghirlandaio, cominciando subito ad impegnarsi nel disegno, ritraeva un po di tutto dai monumenti, ai quarti di bue davanti alle macellerie, ai gobbi e ai nani. Era un assiduo frequentatore degli orti medicei di S. Marco un giorno fu notato da Lorenzo il Magnifico mentre scolpiva un fauno, il Magnifico fu colpito dall’abilità del giovane, lo invitò nel suo palazzo e ve lo alloggiò. Michelangelo si ritrovò insieme ad altri grandi nomi del momento come il Pulci, il Poliziano, Ficino e Pico della Mirandola. Fu seguace del Savonarola e in contrasto grande amico di Lorenzo suo benefattore. Un giorno gli capitò di scolpire un cupido classico molto ben imitato che un antiquario lo acquistò per 30 ducati e lo rivendette per 10 volte la cifra pagata al Cardinale Riario. Questi scoprì la patacca diede indietro la statua all'antiquario facendosi restituire il danaro ma volle conoscere l'artista. A 23 anni su ordinazione del Cardinale Villers, Michelangelo scolpì uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi "la Pietà" l’opera, condotta a termine in un anno, sbalordì i contemporanei, è una delle sculture più belle del Buonarroti è ora situata nella Basilica di S.Pietro. Nel 1501 Michelangelo tornò a Firenze dove il comune gli commissionò una grande statua: il "David". Questa statua fu collocata con unanimi consensi davanti al palazzo Vecchio. In seguito Michelangelo fu invitato dal Gonfaloniere Pier Soderini ad affrescare una parete della sala del consiglio; Michelangelo scelse come soggetto la "battaglia di Cascina", l'altro artista che doveva affrescare l'altra parete era Leonardo Da Vinci che scelse la "battaglia d'Anghiari". I lavori cominciarono ma appena iniziati il papa Giulio II ordinò a Michelangelo di andare a Roma dove gli fu proposto di costruire un grande ma usoleo che sarebbe servito da tomba per il papa.Michelangelo si mise a lavoro ma per l'intromissione del Bramante non andò a fine. Indispettito lasciò Roma e partì per Firenze, ma entro poco tempo giunse l'intimazione da Bologna di Giulio II il quale lo rivoleva a Roma a tutti i costi. L'artista vi si recò e il papa gli commissionò l'affresco della Volta nella Cappella Sistina, Michelangelo protestò in quanto lui si riteneva uno scultore non un pittore e che il papa avrebbe potuto invece di lui scegliere il più giovane Raffaello, ma Giulio II fu irremovibile e quindi i lavori incominciarono nel 1508. Il lavoro finì nel 1512 dopo indicibili sofferenze, ma quando si videro i risultati di tale opera tutti, compresi i più grandi artisti dell'epoca si inchinarono davanti a quel capolavoro. Dopo 4 mesi Giulio II morì e Michelangelo ne fu sinceramente addolorato.Dopo il papato di Leone X con il quale l’artista non si intese mai, il lavoro proseguì con Clemente VII sotto il quale Michelangelo scolpì le due bellissime statue di Lorenzo e Giuliano de' Medici collocate nella cappella Medicea a Firenze. Il successore di Clemente VII , Paolo III affidò all'artista la decorazione della parete di fondo della Cappella Sistina il tema fu "il Giudizio Universale", Michelangelo finì il lavoro nel 1541 da alcuni contemporanei compreso il papa l'affresco fu giudicato indecente e fu ordinato al pittore Daniele da Volterra di vestire quelle vergogne, per cui il pittore fu soprannominato “il braghettone”. In seguito Michelangelo conobbe una nobildonna: Vittoria Colonna e insieme a lei scrisse delle bellissime poesie e corrispondenze letterarie. I rapporti con questa donna furono esclusivamente intellettuali e quando questa morì, ne fu talmente sconvolto che tentò di affogare il suo dolore nel lavoro. Suoi sono i progetti della sistemazione della piazza del campidoglio il progetto della Porta Pia, adattò a chiesa le terme di Diocleziano. La vigilia della morte lo trovò intento a scolpire una pietà rimasta incompiuta. Morì a 89 anni. Tutti i romani seguirono il feretro e in seguito la salma fu trasportata da suo nipote a Firenze dove fu sepolto in Santa Croce. Di tutti i grandi artisti del rinascimento era stato senza dubbio il più grande. La sua arte diede avvio e dettò il modello al barocco, ma questo stile fu un michelangiolismo senz’anima. Egli sentì sia pure confusamente che l'Italia stava perdendo la sua e lo disse in una quartina famosa "Caro m'è il sonno e più l'esser di sasso mentre che il danno e la vergogna dura non veder non sentir m'è gran ventura però non mi destar: d'èh parla basso". ![]() Torna indietro |