MICHELANGELO - QUELLA GRAN VOLTA
  di Romano Valli

Controvoglia, sempre sospe
ttoso che i rivali gli tendessero insidie per svilirlo agli occhi del Papa, nella primavera del 1508 Michelangelo accetta l’ incarico di affrescare la volta della Cappella Sistina. Protesta di non essere pittore, cerca di far affidare il lavoro al giovane Raffaello, teme che il nuovo lavoro, di dimensioni sovrumane lo allontani dalla realizzazione della tomba di Giulio II. La Cappella “Maxima” immaginata da Niccolo V poi costruita dallo zio di Giulio II, Sisto IV intorno al 1475, secondo le ipotesi di grandi studiosi si rifà alla struttura e alle dimensioni del Tempio di Salomone, tra il 1481 e il 1482 viene affrescata nelle pareti laterali dai più grandi pittori dell’epoca: Perugino, Pinturicchio, Signorelli e il grande Botticelli di cui Michelangelo doveva considerarsi quasi allievo. In un primo momento per sostituire il finto cielo stellato, dipinto da Pier Matteo D’Amelia fu pensato di raffigurare dodici gigantesche figure di Apostoli, con una semplice decorazione architettonica “All’antica”. Ben presto il progetto diviene molto più complesso probabilmente per mettersi in relazione con le storie sottostanti. Da una architettura dipinta, la grande Volta viene divisa in tre grandi fasce: Nella più alta in grandi riquadri più o meno grandi, sono nove scene della Genesi; ai lati delle più piccole le figure di giovani ignudi reggono dei finti medaglioni con altre storie Bibliche. Nella seconda poco più in basso cioè nei triangoli  a contrasto con la volta, profeti e Sibille ( i veggenti che hanno previsto la venuta del Signore) siedono su troni: Nella più bassa composta dai triangoli e dalle lunette, gli antenati di Cristo, nei quattro angoli della volta i (pennacchi) gli eroi di Israele che hanno salvato il popolo Ebraico: Assuero, Ester, Amman ,David e Golia. Certamente le scene centrali sono le più importanti e famose della volta. Esse sono state concepite per essere osservate dal lato del coro dove sedeva il Papa durante le funzioni. Perciò partendo dalle scene di Noè e i figli le figure si ingrandiscono fin ad ingigantirsi nella scena del Dio emergente dal caos primigenio. Questa figura androgina ed inquetante che colpì i contemporanei e fra questi Raffaello, per la sua potenza e soprannaturalità. In queste pitture c’è una sottile simbologia non sempre facilmente interpretabile. Ad esempio la scena centrale della nascita di Eva è stata ricondotta da molti studiosi ad una allegoria dell’ avvento della Chiesa, così il sonno di Adamo è una metafora della morte del Cristo, così come da una costola di Adamo nasce Eva, dal fianco di Cristo sgorga il sangue sul quale venne costruita la Chiesa Cristiana. Michelangelo intende sottolineare la Centralità della Chiesa Cristiana nel mondo ponendo la scena nel centro dell’ affresco. La decorazione della volta della Sistina tenne impegnato Michelangelo dal Maggio 1508 all’ Ottobre del 1512. Quattro anni di tormenti indicibili che invecchiarono l’artista di venti, ne deformarono il corpo ne indebolirono la vista e peggiorarono il carattere. L’unico grande sostenitore di questa opera colossale fu il Papa Giulio II che solo lui aveva l’accesso alla Cappella. Ogni giorno il Papa si arrampicava sull’impalcatura, si sedeva accanto a Michelangelo e brandendo l’inseparabile bastone minacciava di percuoterlo se appena accennava a un pò di stanchezza. Comunque che sia vera o no questa notizia, rimane il fatto che grazie a questi due grandi uomini il cui nome rimarrà scolpito nei secoli futuri, ancora oggi e chissà ancora per quanto tempo l’umanità rimarrà estasiata da questa immane opera fatta da un uomo che diceva di non conoscere la tecnica dell’ affresco e di non sentirsi un pittore all’ altezza degli artisti che prima di lui avevano lavorato nella Cappella Sistina.
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