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Masaccio e Masolino, amici per l’arte (Di Romano Valli) Tommaso nasce nel 1401 a S. Giovanni
Valdarno, come per l’amico Brunelleschi è figlio di un notaio, ma una
certa agiatezza borghese viene presto a finire a causa della prematura
scomparsa del padre (morto a soli ventisette anni). Insieme con il
fratello Giovanni detto lo Scheggia per via dell’aspetto mingherlino,
riprende un mestiere già praticato dal nonno paterno: il decoratore di
cassoni il “cassaio”. Nel 1424 insieme a Masolino dipinge la S. Anna Metterza
(Uffizi), nella tavola si riconoscono nettamente le mani dei due
pittori, monumentale, imponente la figura di S. Anna madre protettrice
di Maria. Un grande critico d’arte ha riconosciuto il profilo della
cupola di Brunelleschi nella apertura delle braccia della santa che si
appoggiano sulle spalle di Maria in un gesto di protezione. La
collaborazione dei due pittori continuerà con gli affreschi del Carmine
alla cappella Brancacci, dove il facoltoso mercante Felice Brancacci,
impegnato politicamente, sino al fatale scontro con gli interessi dei
Medici, farà abbellire dai due pittori la sua cappella privata. In
questi affreschi il lavoro viene suddiviso dai due pittori, anche se
per certo si vedono gli interventi di Masolino sul lavoro di Masaccio,
e viceversa. In seguito poi anche un altro grande pittore
interverrà su questi affreschi, si tratta di Filippino Lippi, il quale
dipingerà due riquadri della cappella e finirà il riquadro iniziato dal
Masaccio. Il tema scelto dai due pittori non è molto dissimile fra
loro, ma il genio di Masaccio forte della lezione impartita da Giotto
si può subito intravedere nella grande plasticità delle figure, dalla
vivida luce sui volti dei personaggi, dagli scenari nudi e nello stesso
temp Una delle ultime opere di Masaccio è la Trinità, affresco sulla parete della navata laterale sinistra della chiesa di S. Maria Novella. Mai si era visto un uso così integrale della prospettiva, talmente illusivo da far dire all’ ammirato Vasari “che par sia bucato quel muro”
L’estate romana del 1428 è torrida e insalubre, Masaccio è affaticato da un attività troppo febbrile per una debole costituzione. Alla fine di Giugno si consuma la tragedia, a Firenze arriverà la notizia della prematura scomparsa del pittore a soli ventisette anni come il padre. La perdita per la pittura sarà grande, anche perché chissà quali altri grandi capolavori avrebbe regalato all’umanità un simile artista. Ma quello che colpisce con grande emozione furono le parole commemorative di un altro grande dell’arte: Filippo Brunelleschi, che ebbe a dire con grande sconforto “noi habbiamo fatto una grande perdita” E se lo ha detto lui !
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