Il fotografo di un epoca “Il Ghirlandaio”
(Di Romano Valli)
Domenico Bigordi nasce a
Firenze nel 1449 figlio di Tommaso chiamato il Ghirlandaio il quale fu il primo
inventore di quell’ornamento che le fanciulle si ornavano il capo, e che
chiamavano ghirlande. Anche Domenico prese il nome dal padre e fu chiamato
“Ghirlandaio”. Molto presto fu messo nella bottega del padre orafo, il quale
gli insegnò il mestiere, ma Domenico di fare l’orafo non aveva nessuna voglia,
tant’è che mentre stava a bottega ritraeva ogni persona che da bottega passava,
e lo faceva con tale maestria che ognuno si riconosceva nella somiglianza di
questi ritratti. Domenico era particolarmente portato nel disegno, che essendo
dotato dalla natura di un gusto ammirevole e di uno spirito perfetto, potè fare
cose bellissime nella pittura.
Nella chiesa di S.Trinita dipinse nella cappella Sassetti, alcune
storie di S. Francesco dove si vede il Santo che risuscita un fanciullo, e la
grande allegrezza e meraviglia di quelle donne, che in principio erano segnate
dal dolore della morte nel portarlo alla sepoltura. Sullo sfondo si vede il
ponte a S. Trinita col palazzo degli Spini (attuale Ferragamo). Sono inoltre
ritratti alcuni uomini celebri come: Maso degli Albizi, Agnolo Acciaioli, Palla
Strozzi e altri notabili cittadini. Nell’altra faccia della cappella è ritratto
S. Francesco, che rifiuta l’eredità del padre Pietro Bernardone, e piglia
l’abito di sacco cingendosi in vita con la corda. Nell’altra faccia della
cappella si vede il Santo quando và a Roma da Papa Onorio, e fa confermare la
Regola. Poi quando il Santo riceve le stimmate, e nell’ultima quando Francesco
è morto, i frati lo piangono; dove si vede un frate che gli bacia le mani; il
quale effetto non si può esprimere meglio nella pittura.
Domenico dopo aver lavorato
per Francesco Tornabuoni, il quale gli fece dipingere la tomba di sua moglie
morta di parto, fu raccomandato da Francesco a un suo parente Giovanni
Tornabuoni. Giovanni desideroso di vedere all’opera il pittore, gli commissionò
nella chiesa di S.Maria Novella una serie di affreschi nella cappella maggiore.
Detta cappella in origine era stata affrescata da Andrea Orcagna, ma in seguito
gli affreschi si èrano rovinati a causa di infiltrazioni d’acqua per il tetto
malmesso, e quindi si era deciso di ridipingerla. Gli affreschi commissionati
sono di particolare interesse per i numerosi ritratti storici della Firenze
Rinascimentale. Il soggetto dipinto è sulla parete sinistra: sette scene della
vita della Madonna , i personaggi che figurano nel dipinto sono i ritratti di
personaggi dell’epoca come: Lorenzo Tornabuoni che fu giustiziato nel 1498 per
sospetto tradimento contro la repubblica fiorentina, Pietro Tornabuoni,
Giannozzo Pucci, Alessandro Nasi, nel gruppetto di destra la famiglia del
pittore con il fratello David, il padre Tommaso, e il cognato Sebastiano
Mainardi. Nell’episodio della presentazione di Maria al tempio si vede una
bellissima figura di giovane nudo seduto sulla scalinata (rappresenta il
paganesimo meravigliato dinanzi alla Vergine che si offre a Dio nel tempio).
Nella parete di destra sette scene della vita di Giovanni Battista, con
un'altra parata di personaggi illustri come: il commitente Giovanni Tornabuoni,
con tutta la sua famiglia e tutti i suoi famosi amici come: Marsilio Ficino,
Angelo Poliziano, Cristoforo Landino ecc….
Domenico lavorò molto con
suo fratello David, in particolare una volta dai monaci nella Badia di
Passignano. Si racconta che David il quale si trovava in detta Badia con un
altro pittore prima della venuta di Domenico, si lamentò con l’Abate pregandolo
che fossero serviti meglio nel vitto, e non che fossero trattati come dei
pezzenti. L’Abate si scusò dicendo che questo avveniva più per l’ignoranza del
frate forestario che per malizia . Venne Domenico e si continuò per lo stesso
modo, allora David trovando l’abate si scusò dicendo che non lo faceva per se
stesso, ma per il rispetto dovuto a suo fratello, l’abate non rispose e se ne
andò. La sera a cena venne il frate forestario con un vassoio pieno di scodelle
e tortacce da manigoldi, a questo punto David non ci vide più e rovesciò
addosso al frate il vassoio con le minestre, e prendendo il pane dal tavolo si
mise a percuotere il frate. L’abate svegliandosi al frastuono, corse a
contendere con David, e questo gli rispose di togliersi davanti, che valeva più
la virtù di Domenico che tutti gli abati porci suoi pari. L’abate riconobbe i
suoi torti e dal quel momento i pittori furono trattati da valenti uomini come
egli erano. Domenico Ghirlandaio purtroppo si ammalò di peste che in cinque
giorni lo portò alla tomba, visse 44 anni e fu con molte lacrime sepolto in S.
Maria Novella. Tra i suoi discepoli, lasciò i fratelli David e Benedetto, il
cognato Sebastiano Mainardi, Francesco Granacci e altri grandi pittori
fiorentini, fra i quali un grande artista che fu chiamato dal Vasari “il
Divino” questi era: Michelangelo
Buonarroti.