Donatello “Il Classico”

(Romano Valli)

 

Donato, il quale fu chiamato Donatello e così si firmò in alcune sue opere, nacque a Firenze nel 1383. Fin da ragazzo ebbe la vocazione per l’arte primeggiando nel disegno, in seguito nell’età adulta fu scultore rarissimo e statuario, molto pratico negli stucchi e nella prospettiva, ed ebbe grande stima anche nell’architettura. Le sue opere furono moltissime e tenute in grande considerazione alla stregua delle opere degli antichi greci e romani.

 Ma quello che lo fece conoscere e gli diede nome, fu un basso rilievo in pietra dell’Annunciazione che si trova attualmente nella basilica di S.Croce, questa opera fu scolpita nel 1433 dopo il viaggio a Roma che l’artista fece con il suo amico Filippo Brunelleschi, si dice per riscoprire l’arte del mondo classico. Tracce di tutto questo si possono cogliere nella serena pace dei volti e nei panneggi fluenti sotto i quali traspare la perfezione della forma, sulla scena, l’oro di fondo suggerisce l’ispirazione dell’artista alla pittura religiosa del trecento.

 Nella chiesa di S.Croce alla cappella Bardi di Vernio, sull’altare è esposto il famoso Crocifisso, in legno opera giovanile di Donatello, nel quale si riscontrano movenze e sentimenti estremamente dolorosi e drammatici. Su questo Crocifisso il Vasari narra un aneddoto confermato da fonti a lui anteriori, Donatello dopo aver scolpito il suo Crocifisso chiese al suo amico Filippo Brunelleschi cosa ne pensasse. In risposta ottenne un sorriso, a seguito delle sue pressanti richieste di spiegazioni si sentì dire che quel corpo sofferente più che del corpo di Cristo, somigliava a quello di un contadino. Colpito da questo commento, Donatello ribattè che provasse lui a farne uno migliore, se ne era capace. Il Brunelleschi accettò nel suo intimo questa sfida: all’insaputa di tutti si mise a scolpire e quando l’opera fu terminata con la scusa di invitarlo a pranzo fece la spesa al mercato e chiese a Donatello di portargliela  a casa. Al suo arrivo Filippo trovò assorto davanti al suo Crocifisso l’amico, il quale vedendo la bellezza dell’opera aveva fatto cadere in terra tutto quanto serviva per il pranzo compreso alcune uova, con un filo di voce Donatello disse: “A te è conceduto fare i Cristi ed a me i contadini”.

 Uno dei più grandi estimatori di Donatello fu Cosimo dei Medici, il quale si affezionò molto all’artista, e cercò il modo che non rimanesse mai senza lavoro, dandogli lui stesso degli incarichi o raccomandadolo ai suoi amici. L’artista eseguì per lui diverse opere che entrarono a far parte della collezione Medicea. Fra queste citiamo la Giuditta e Oloferne, lo stupendo David, la bellissima statua di S. Giorgio in Orsanmichele, e tante altre. Ma lo scultore non fu altrettanto fortunato con altri committenti, uno di questi un mercante genovese che gli aveva commissionato una testa di bronzo, a lavoro terminato si lamentò dicendo che era troppo cara. Fu chiamato Cosimo per fare un arbitrato, la testa fu portata sulle mura di palazzo Medici esposta alla luce del sole, e fu sentenziato che il prezzo offerto dal mercante era insufficiente, il genovese al contrario insisteva nel dire che era una cifra più che generosa adducendo scuse meschine. Infuriato da commenti di quel genere Donatello gettò il bronzo dal parapetto dicendo che il commerciante era più abituato a trattare con i fagioli che con le opere d’arte. A quel punto il mercante mortificato offrì a Donatello il doppio della cifra chiedendo di rifare un'altra testa, ma ne le sue promesse ne le suppliche di Cosimo servirono a persuadere l’ artista.

 A Donatello non interessava il denaro. Nel suo studio metteva quello che guadagnava in un cestino di vimini appeso con una corda al soffitto, chi voleva, lavoranti, apprendisti, amici, poteva servirsi di ciò che necessitava senza neanche domandarglielo. Quando diventò troppo vecchio per lavorare, gli fu regalata una piccola fattoria di proprietà dei medici, ma a Donatello non piaceva, faceva pasticci con i conti, si arrabbiava con il contadino che lavorava la terra per lui,  perché il temporale gli aveva rovinato la frutta e tante altre cose. Donatello supplicò la famiglia Medici di riprendersi la tenuta, e quando la sua richiesta fu accolta l’ artista ricevette il reddito che avrebbe avuto dalla fattoria.

 Visse lieto e senza pensieri per tutto il resto della sua vita fino all’età di 83 anni. Donatello morì il 13 Dicembre del 1466, fu sepolto nella chiesa di S. Lorenzo, vicino al sepolcro di Cosimo il suo più grande amico, “in questo volle essere vicino a lui da morto, come da vivo era stato appresso con l’animo”.

 

 

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