Un uomo di talento (B. Buontalenti)
(Di Romano Valli)
Bernardo Buontalenti
nasce a Firenze nel 1531. Era ancora un bambino quando fu ritrovato per caso
fra le macerie nello smottamento della collina
di S. Maria Soprarno (l’attuale via dei Bardi) fra le rovine ebbe la
fortuna di essere ritrovato ancora vivo. Fin dalla sua prima giovinezza si
dimostrò molto interessato all’arte, principalmente la sua attenzione fu per
l’architettura e nell’invenzione di vari marchingegni che lo resero molto abile
negli anni a venire, facendo di lui un inventore di stravaganti e complessi
congegni tecnici.
Il Buontalenti fu molto attivo
alla corte dei Medici, nel 1565 per il matrimonio di Francesco I con Giovanna
D’Austria inscenò inondando il cortile di Palazzo Pitti, una battaglia navale,
con galeone e ponte girevole, ottenendo un grande successo e una stupefatta
meraviglia. Alcune delle grandi opere che questo grande talento, creò, fu la
grande grotta tricamerale nel giardino di Boboli, la quale è espressione del
gusto Manierista di moda dell’epoca, questa grotta è tutta decorata con
stalattiti e stalagmiti in spugna calcarea, all’interno erano state collocate
nel 1585 le statue dei prigioni di Michelangelo, destinate alla tomba di Giulio
II, oggi sostituite da copie, (gli originali sono alla Galleria
dell’Accademia). La facciata è decorata a mosaico con uno stemma Mediceo, tra
le allegorie della giustizia e della pace, con i simboli di Cosimo I: la
tartaruga con la vela e il capricorno, a coronamento stava in epoca antica, nella
prima grotta un grande vaso sferico di vetro pieno d’acqua, in cui nuotavano
pesci di tante razze con un bellissimo effetto scenografico. Nello stesso
periodo il Buontalenti concepì per Francesco I
la tribuna ottagona, con la cupola incrostata di conchiglie di
madreperla su fondo di lacca scarlatta. L’ambiente simboleggia il cosmo e i
suoi elementi: la lanterna con la rosa dei venti, è l’aria; le conchiglie,
l’acqua, le pareti rosse, il fuoco, i marmi e le pietre dure del pavimento, la
terra. In quell’epoca al centro di questa tribuna, uno scrigno ottagonale
incrostato d’oro, gemme pietre rare con cassetti decorati dal Giambologna,
alludeva alla forma della stanza, oggi è sede di dipinti cinquecenteschi
raffiguranti membri della famiglia dei Medici, sculture antiche, fra le quali
la famosa Venere dei Medici.
Ferdinando I successore del
fratello Francesco, ordinò al Buontalenti di costruire sopra la collina di
Boboli un forte, a protezione della sua residenza: “Palazzo Pitti”, questa
imponente costruzione fu chiamata: fortezza del Belvedere. Mai nome era stato
dato così calzante, perché il panorama che di lassù si gode su Firenze è
splendido.
Ma il Buontalenti oltre ad
essere un grande artista (suoi sono anche la facciata della chiesa di
S.Trinita, la facciata del Casino di S.Marco, e Palazzo Corsini) investì di
trovate e invenzioni i campi più disparati, da buongustaio inventò il primo
gelato che si ricordi, crema mista a panna mantecata a dovere, che ancora oggi
quel gusto si chiama Buontalenti. E ancora forse perché a lui, la sorte fu
benigna nel risparmiarlo nel crollo rovinoso della collina soprastante la sua
abitazione, fu molto attento a quei piccoli abbandonati dai genitori che non
potevano mantenerli, e che erano chiamati i “gittatelli”. Proprio pensando a
loro Bernardo ideò un metodo contraccettivo per regolare le nascite. Inventò
delle guaine di seta cerata, da applicarsi in “loco” e volendo commercializzare
questo prodotto in Francia, chiese l’aiuto del ministro degli esteri di
Caterina dei Medici: il nobile Gondi. Fu così che la sua invenzione in terra
francese fu chiamata: “Gondon” e in Inghilterra sistemando un poco la
pronuncia: “Gondain”. Invece in Lombardia, stranamente il termine fu deformato
e venne fuori il nome “Goldoni” il quale commediografo veneziano non ha proprio
niente a che fare con la strana invenzione del nostro Buontalenti.
Un ultima invenzione che Bernardo volle regalarci, furono i fuochi
d’artificio chiamati girandole, per questo venne chiamato di preferenza
“Bernardo delle girandole”. Ma la girandola più evidente era il suo ingegno,
con la sua personalità gaudente, amò la vita che per grazia gli era stata
salvata, godendone e dividendone tutti i vantaggi, con la compitezza e
l’intelligenza di uomo di grande
talento.