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Benozzo il “Virtuoso” (di Romano Valli)
Chi cammina con fatica per la strada della virtù, anche se questa è stretta sassosa e piena di spine, alla fine della salita, si ritrova finalmente in un largo ripiano con tutte le bramate felicità. E riguardando indietro, vedendo tutti gli errori fatti da lui, ringrazia Dio che lo ha condotto alla salvezza. Così ristorando i passati affanni con il bene presente, senza fatica si appresta a far conoscere a chi lo guarda, come i patimenti hanno merito per conquistare la virtù, e lo conducono a quel sicuro e tranquillo stato di beatitudine e di felicità. (G. Vasari) Be Un'altra grande opera egli la fece su commissione di Cosimo il Vecchio nella cappella privata di palazzo Medici nella via Larga (attuale v. Cavour). Il tema di questo affresco è il concilio a Firenze del 1439 fra la Chiesa latina e quella Orientale, e che i Medici favorirono consapevoli dell’ importanza dell’ evento politico e spirituale. Il soggetto dell’ illustrazione pittorica è il corteo dei Magi che si avvia verso il luogo della nascita di Gesù, rappresentato nella tavola posta sull’altare, copia di un opera di fra Filppo Lippi (ora a Berlino). Ma il soggetto sembra si riferisca ad altre due celebrazioni: la visione di una cavalcata verso la Terrasanta, ed inoltre alla celebrazione della “Confraternita dei Magi”. Nella stesura del dipinto Benozzo ha voluto raffigurare la famiglia dei suoi committenti i Medici, e inoltre altri personaggi partecipanti al concilio, così vediamo che uno dei Magi è il figlio di Piero il Gottoso cioè quel Lorenzo che sarà chiamato il “Magnifico”, un altro è l’Imperatore di Costantinopoli: Giovanni VII Paleologo, il terzo Mago è il Patriarca di Costantinopoli Giuseppe. Nel corteggio dei personaggi Medicei: Giuliano fratello di Lorenzo che verrà assassinato nella congiura dei Pazzi, le tre sorelle Maria, Bianca e Nannina, ancora il padrone di casa Piero di Cosimo, Carlo dei Medici, figlio illegittimo di Cosimo il Vecchio. Tra i personaggi del fastoso corteo sono stati identificati i fratelli Pulci, Marsilio Ficino, nel gruppo dei cavalieri ospiti illustri: Galeazzo Maria Sforza e Sigismondo Pandolfo Malatesta. Tra la folla è anche riconoscibile Benozzo con un berretto rosso con scritta dorata: Opus Benotius (Opera di Benozzo). Una curiosità, sapete perché un certo pezzo del maiale si chiama arista? Il nome gli fu dato dagli osti fiorentini, i quali sentendo i greci del convegno mentre mangiavano dire “Arista, Arista” che nella loro lingua vuol dire: buono, eccellente, chiamarono le braciole di maiale “arista”. Ma tornando a Benozzo, consumato dalle fatiche e dagli anni, ne aveva 78 quando morì nel 1497, fu seppellito nella città di Pisa, rimpianto da sua figlia e da tutti quelli che lo apprezzarono come artista e gli vollero bene come uomo virtuoso. |