Benozzo il “Virtuoso”

(di Romano Valli)



Chi cammina con fatica per la strada della virtù, anche se questa è stretta sassosa e piena di spine, alla fine della salita, si ritrova finalmente in un largo ripiano con tutte le bramate felicità. E riguardando indietro, vedendo tutti gli errori fatti da lui, ringrazia Dio che lo ha condotto alla salvezza. Così ristorando i passati affanni con il bene presente, senza fatica si appresta a far conoscere a chi lo guarda, come i patimenti hanno merito per conquistare la virtù, e lo conducono a quel sicuro e tranquillo stato di beatitudine e di felicità. (G. Vasari)

Benozzo Gozzoli nato a Firenze nel 1420 fu allievo del Beato Angelico e molto amato da lui, e da chi lo conobbe, pittore di grandissima invenzione, e molto rispettoso negli animali, infatti nei suoi dipinti ne abbonda, molto tecnico nella prospettiva, nei paesaggi e negli ornamenti. Benozzo fu un grande lavoratore, quando tornò da Roma dove aveva dipinto alcune opere in Araceli: le storie di S. Antonio da Padova, dove ritrasse alcuni uomini celebri del tempo, andò a Pisa dove lavorò nel cimitero che è al lato del Duomo, una facciata di mura lunga quanto tutto l’edificio, facendo storie del Vecchio Testamento. Si può dire che questa opera sicuramente grandiosa e molto complessa, impegnò per molto tempo il pittore, in questo lavoro Benozzo dimostrò un animo più che grande, perché questa grande impresa avrebbe giustamente fatto paura a una legione di pittori, egli la fece tutta da solo e con grande perfezione. In maniera che avendo acquistato una fama grandissima, meritò che nel mezzo dell’opera gli fosse posto una bellissima epigrafe.

Un'altra grande opera egli la fece su commissione di Cosimo il Vecchio nella cappella privata di palazzo Medici nella via Larga (attuale v. Cavour). Il tema di questo affresco è il concilio a Firenze del 1439 fra la Chiesa latina e quella Orientale, e che i Medici favorirono consapevoli dell’ importanza dell’ evento politico e spirituale. Il soggetto dell’ illustrazione pittorica è il corteo dei Magi che si avvia verso il luogo della nascita di Gesù, rappresentato nella tavola posta sull’altare, copia di un opera di fra Filppo Lippi (ora a Berlino). Ma il soggetto sembra si riferisca ad altre due celebrazioni: la visione di una cavalcata verso la Terrasanta, ed inoltre alla celebrazione della “Confraternita dei Magi”. Nella stesura del dipinto Benozzo ha voluto raffigurare la famiglia dei suoi committenti i Medici, e inoltre altri personaggi partecipanti al concilio, così vediamo che uno dei Magi è il figlio di Piero il Gottoso cioè quel Lorenzo che sarà chiamato il “Magnifico”, un altro è l’Imperatore di Costantinopoli: Giovanni VII Paleologo, il terzo Mago è il Patriarca di Costantinopoli Giuseppe. Nel corteggio dei personaggi Medicei: Giuliano fratello di Lorenzo che verrà assassinato nella congiura dei Pazzi, le tre sorelle Maria, Bianca e Nannina, ancora il padrone di casa Piero di Cosimo, Carlo dei Medici, figlio illegittimo di Cosimo il Vecchio. Tra i personaggi del fastoso corteo sono stati identificati i fratelli Pulci, Marsilio Ficino, nel gruppo dei cavalieri ospiti illustri: Galeazzo Maria Sforza e Sigismondo Pandolfo Malatesta. Tra la folla è anche riconoscibile Benozzo con un berretto rosso con scritta dorata: Opus Benotius (Opera di Benozzo). Una curiosità, sapete perché un certo pezzo del maiale si chiama arista? Il nome gli fu dato dagli osti fiorentini, i quali sentendo i greci del convegno mentre mangiavano dire “Arista, Arista” che nella loro lingua vuol dire: buono, eccellente, chiamarono le braciole di maiale “arista”.

Ma tornando a Benozzo, consumato dalle fatiche e dagli anni, ne aveva 78 quando morì nel 1497, fu seppellito nella città di Pisa, rimpianto da sua figlia e da tutti quelli che lo apprezzarono come artista e gli vollero bene come uomo virtuoso.

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