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Le ultime da
Titano
In
poco più di un’ora di vita, la sonda Huygens
ci ha
regalato l’emozione di trovarci sulla superficie di Titano, il
satellite di
Saturno scoperto dall’ astronomo olandese Christian Huygens nel 1655.
Posata
sul suolo soffice e sabbioso di Titano, la sonda ha potuto trasmettere
dati e
immagini alla sonda madre Cassini, in orbita intorno a Saturno, fino a
che
quest’ultima è rimasta visibile sopra l’orizzonte, ben oltre i
trenta minuti
previsti nel caso fosse affondata in un lago di metano, come si
prevedeva
inizialmente. Già, perché il metano abbonda
nell’atmosfera e sulla superficie
di Titano: un’atmosfera fortemente inquinata, formata da uno “smog” di
idrocarburi e azoto, attraversata da venti impetuosi, scariche
elettriche, e
probabilmente da continue precipitazioni (di metano, naturalmente), che
potrebbero avere “inzuppato”
recentemente la sabbia su cui si è posata Huygens. Le
immagini della zona d’atterraggio,
trasmesse dalla sonda
durante la discesa mostrano un paesaggio frastagliato in cui si possono
riconoscere ramificazioni simili a letti di fiumi e grandi laghi,
probabilmente
riempiti da ghiaccio durissimo (la temperatura media della superficie
è intorno
a 170 gradi sotto zero) mescolato a metano, etano, e ammoniaca. Una
superficie
geologicamente giovane, come evidenziato dall’assenza di crateri da
impatto
meteoritico, continuamente rimodellata da fenomeni vulcanici capaci di
trasportare in superficie non magma incandescente, ma ghiaccio d’acqua
sporca.
L’aspetto del paesaggio mostrato dalla sonda dopo l’atterraggio
ricordava
quello marziano, un deserto sabbioso cosparso da ciottoli lisci delle
dimensioni di qualche decina di centimetri, probabilmente “palle di
neve” dure
come pietre. Forse uno dei tanti canali di scolo degli ipotetici laghi
di
metano, secondo gli esperti della missione, un arenile attualmente in
secca, ma
ancora umido poco al di sotto della superficie. Veramente
un mondo simile alla Terra appena nata, quattro
miliardi di anni fa, come sostenuto da molti planetologi? Somiglianze
più
apparenti che reali, data la diversa distanza dal Sole dei due corpi
del
sistema solare, e quindi le diverse temperature medie alla superficie.
Anche se
è possibile ipotizzare che il ghiaccio di acqua e idrocarburi
sulla superficie
di Titano possa talvolta passare allo stato liquido venendo a contatto
con
sorgenti di calore interne al satellite, rimane però difficile
pensare ad uno
sviluppo di forme di vita a 170 gradi sotto zero. Un satellite “vivo”,
comunque, che sicuramente non ha ancora finito di rivelarci i suoi
segreti.
Restiamo in attesa di altre rivelazioni dalla sonda-madre Cassini, che
resterà
in orbita intorno a Saturno , e passerà altre volte vicina a
Titano, almeno
fino al 2008. Se tutto fila liscio… La sonda Huygens su Titano, fonte: NASA |