Le meravigliose leggende delle costellazioni

di  Romano Valli

Le civiltà antiche si servivano del moto apparente del Sole lungo lo Zodiaco per determinare il passare del tempo. In seguito si diffuse piano, piano la convinzione che il moto regolare degli oggetti celesti potesse essere usato per predirne il futuro e molte superstizioni furono associate alle costellazioni dello Zodiaco. L’astrologia, la credenza che le posizioni delle stelle e pianeti al momento della nascita di un individuo ne influiscano sul corso della vita, si è sviluppata pertanto da queste superstizioni. Fra le 88 costellazioni oggi perfettamente delineate che coprono l’intera volta celeste, le dodici che compongono lo Zodiaco meritano una citazione particolare: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci, confinano l’uno contro l’altro (l’ultima con la prima) disegnando una fascia che attraversa la sfera celeste. I segni dello zodiaco non sono altro che raggruppamenti di stelle che formano le costellazioni, dove gli antichi popoli vedevano in esse delle figure fantastiche di animali e di eroi a loro cari, con un po’ di fantasia anche noi inquadrando bene le costellazioni vediamo le medesime figure. Adesso spieghiamo molto semplicemente che cos’è lo zodiaco: zona della sfera celeste, che si estende per circa per 8° sopra e sotto l’eclittica. L’ampiezza dello zodiaco fu determinata in origine in modo da comprendere le orbite del Sole, della Luna e dei cinque pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno) noti fin dall’antichità. Lo zodiaco è diviso in dodici parti di 30° ciascuna, che sono dette segni dello zodiaco. Ciascuna parte ha il nome della costellazione che era situata nei suoi confini nel II secolo a.c. A causa della precessione degli equinozi, che avviene in un ciclo di 26.000 anni, il punto di partenza di ogni ciclo si sposta di circa 1° ogni settanta anni, cosicché il segno dell’Ariete giace oggi nella costellazione dei pesci. Nell’antichità le stelle dello zodiaco furono raggruppate in dodici costellazioni, tra le quali oggi è compresa la tredicesima, l’Ofiuco. Nel nostro secolo, con le comunicazioni molto più frequenti e facili si è imposto l’unificazione dei nomi e una delimitazione precisa delle costellazioni, così nel 1928, gli astronomi si sono accordati sul nome di 88 raggruppamenti che coprono tutta la sfera celeste. I nomi scelti per le costellazioni sono quelli derivati dalla tradizione greca che, attraverso i romani e gli arabi, ha influenzato tutta la cultura europea.    
I greci avevano trasferito in cielo alcuni dei loro miti più belli.Le costellazioni sono legate a delle leggende, ed è anche più facile ricordare i nomi delle costellazioni se si sanno le storie ad esse legate. 

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Nel numero precedente del giornalino, avevo cominciato a parlare delle costellazioni e della loro mitologia, applicata in tempi antichissimi principalmente dalle civiltà cinesi, mesopotamiche e greche. Questa mia descrizione mitologica è stata stimolata dalle visite, che facemmo al Planetario di Firenze nei mesi d’Aprile e Maggio (che rifaremo nel mese d’Ottobre). Per informare chi non è mai stato in un Planetario ad osservare il suo funzionamento, tutto si svolge con la proiezione su una grande cupola bianca, lo strumento appunto chiamato Planetario proietta il Sole, la Luna, le eclissi, i pianeti, le stelle visibili e non solo dal nostro emisfero, anche nell’altro che noi non vediamo.
 Non solo, questo strumento consente di vedere l’Universo com’era nei tempi antichi e come sarà nel futuro, ma soprattutto ci consente di imparare a conoscere il cielo di notte con le bellissime costellazioni e le loro stelle che lo compongono. Proprio di queste e dei loro miti vorrei continuare a parlare. “La leggenda di Cassiopea”. Cassiopea, la costellazione che assomiglia ad una W o ad una M rovesciata, per gli antichi assomigliava ad una sedia o meglio ad un trono. Su quel trono essi immaginavano seduta una regina d’Etiopia chiamata appunto Cassiopea, vicino ad un altro gruppo di stelle più deboli, che porta il nome del Re Cefeo, suo marito. Secondo la leggenda, Cassiopea, che era assai bella, era molto vanitosa, sia della sua bellezza sia di quella di sua figlia Andromeda, tanto da arrivare vantandosi ad affermare che esse superavano in grazia persino le Sirene e le Nereidi, ninfe del mare. Queste, offese, ricorsero al potente Nettuno, dio degli oceani, ed egli per vendicarle, scatenò su quel lontano regno tempeste terribili seguite da grandi inondazioni, vi mandò infine un tremendo mostro marino, un pesce colossale, che divorava uomini ed animali. 
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Cominciamo con la costellazione del Carro Maggiore, questa è la più nota (anche perché non tramonta mai per il nostro cielo). Infatti, essa è una circumpolare, fa in altre parole il girotondo intorno alla stella Polare ed è sempre visibile. Pensate che il nome Carro pare le sia stato dato dagli antichi cinesi 6000 anni fa! I cinesi immaginavano il carro degli imperatori della Cina, carro trionfale che doveva trasportare in cielo le loro anime dopo la morte. Ci sono stati dei ritrovamenti di monete di circa 6000 anni che raffiguravano questo caratteristico gruppo di stelle. Il Carro Maggiore fa però parte della più vasta costellazione dell’Orsa Maggiore. Secondo il mito degli antichi elleni c’era un tempo in cui essi adoravano gli dei, fra essi, Diana era la dea della caccia. Quando andava a caccia Diana portava con se una grande muta di cani ed un gruppo assai numeroso di fanciulle, le quali avevano fatto giuramento di non sposarsi mai. Una di queste fanciulle, la più bella, si chiamava Callisto (in greco significa bellissima). Il dio Giove, se ne innamorò, scese sulla terra e la sposò. Da questo matrimonio nacque un figlio bello e forte chiamato Arcade, che fattosi grande divenne ben presto un abile cacciatore. Ma Diana e Giunone si avvidero d’ogni cosa e messesi d’accordo decisero di vendicare l’offesa sofferta trasformando Callisto in un orsa. Non appena la povera Callisto si trovò così mutata si diede a correre ululando per i boschi, mentre le sue compagne fuggivano terrorizzate. Il figlio Arcade le udì e per difendere le ninfe, si mise ad inseguirla, non immaginando che in quella brutta orsa si celava la sua bella mammina; stava per raggiungerla e ucciderla, quando Giove dai cieli intervenne affinché non accadesse un simile delitto e tramutò tutti in stelle formando il gruppo celeste dell’Orsa Maggiore.




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Gli abitanti d’Etiopia, terrorizzati, andarono a chiedere consiglio e aiuto all’oracolo di Ammone, ne ebbero in risposta che sarebbero stati liberati dal mostro soltanto a condizione di offrirgli in pasto la bella principessa Andromeda. Troppo tardi Cassiopea comprese quali spaventose conseguenze aveva portato la sua leggerezza! Ella e con lei Cefeo dovettero adattarsi con immenso dolore a lasciare che Andromeda fosse legata ad uno scoglio in riva al mare per essere data in pasto all’enorme, mostruoso pesce Borea. Ma ecco che sul cavallo alato Pegaso, giunse un eroe liberatore: Perseo (che già aveva compiuto molte gesta straordinarie). Proprio nel momento in cui il mostro Borea s’avanzava, fra il terrore di tutti i presenti per divorare Andromeda, Perseo lo pietrificò mostrandogli la testa della Medusa e rapita sul cavallo alato Pegaso la bella principessa, la portò lontano per poi sposarla. Un’altra storia affascinante è la “La leggenda del cacciatore Orione”. Orione era un cacciatore violento e crudele, che uccideva tutti gli animali anche i più indifesi, non per cibarsi, ma solo per il gusto di uccidere senza alcuna pietà. Un giorno sua madre Gea (che in greco significa la Terra), desolata per le inutili stragi, volle punire il suo crudelissimo figliolo e gli mandò contro il piccolo scorpione (bella costellazione visibile nel cielo estivo). Naturalmente il cacciatore Orione rise di così piccolo animale, ma mentre egli rideva, non curandosi di lui, lo scorpione lo colse all’improvviso e gli conficcò il pungiglione nel piede. Poco dopo Orione giaceva al suolo agonizzante, mentre il sottile veleno dello scorpione gli serpeggiava nelle vene facendolo morire entro pochi minuti. Giove dall’alto dell’Olimpo (monte sacro della Grecia, dove vivevano appunto gli dei) assistette a questo terribile castigo, ma non volle che fosse dimenticato questo grande cacciatore e lo pose in cielo nella bellissima costellazione invernale. Vicino ad Orione vi sono i suoi cani fedeli Sirio; dista dalla Terra circa 8,6 anni luce e Procione (due stelle, la prima è la stella più brillante del cielo). La costellazione di Orione è rappresentata con la testa alta, due stelle fulgenti che ne indicano le spalle; una più luminosa, si chiama Bet-El-Geuse che in arabo significa spalla del gigante; dista circa 520 anni luce, una cintura con la spada appesa, due stelle che rappresentano le ginocchia o i piedi (una di loro si chiama Rigel-El-Geuse, che in arabo significa piede del gigante), il braccio teso con lo scudo e la clava pronta a colpire il Toro celeste (altra bella costellazione, rappresentante la testa di un toro furioso che sembra precipitarsi contro il cacciatore). Nel prossimo numero continueremo con la conoscenza di altre bellissime costellazioni e le loro leggende mitologiche.



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Fin dall’antichità l’uomo ha riconosciuto forme immaginarie nella disposizione delle stelle in cielo e ha collegato stelle vicine, disegnando figure mitologiche, animali, oggetti comuni: le costellazioni. In realtà le stelle di una costellazione sono vicine solo in apparenza: tra loro non vi è nessun legame fisico. Le costellazioni sono usate tuttora per indicare una posizione sulla volta celeste: essa è stata divisa in 88 aree, ognuna delle quali contiene una costellazione. Sebbene le stelle di una costellazione sembrano tutte sullo stesso piano, in realtà si trovano a distanze differenti dalla Terra. Infatti, una costellazione è una visione bidimensionale di un gruppo di stelle molto lontane fra di loro. Se potessimo vedere Orione a tre dimensioni, vedremmo la reale distribuzione nello spazio delle sue stelle, Betelgeuse si trova ad una distanza di 500 anni luce dalla Terra, la stella Rigel è a 900 anni luce, la più lontana è a 2400 anni luce. A questo punto avendo chiarito come si comporta una costellazione vorrei andare avanti con le altre bellissime, costellazioni e le loro leggende mitologiche. “La leggenda dell’Auriga”. Dove noi vediamo una fredda figura geometrica, un pentagono, gli antichi greci immaginavano la figura del re greco Erikton, abilissimo nel guidare i cocchi, le bighe, le quadrighe tirate da focosi cavalli. Era un re cocchiere, raffigurato con un bastone in mano, mentre reggeva una graziosa capretta. Questa era la capretta Amaltea, che aveva nutrito del suo latte il gran dio Giove, quando ancora piccino viveva tra i pastori sul monte Ida. Come sappiamo, Giove era figlio della dea Rea e di Saturno, il dio del tempo che divorava i suoi figlioli. Questo vuol significare che non appena un’ora, un giorno, un mese hanno inizio, subito sono divorati dal tempo. Rea moglie di Saturno, volle salvare dalla voracità del terribile sposo almeno uno dei suoi figli, così quando nacque il piccolo Giove, ella lo nascose presso i pastori del monte Ida, nell’isola di Creta e presentò al crudele Saturno un bimbo di pietra che egli affamato divorò. Questo vuol significare che la maestà del cielo stellato, di cui Giove è il dio è eterna, indistruttibile e sfugge all’insidia del tempo distruttore. Giove fattosi adulto, non dimenticherà i pastori che lo hanno allevato, la capretta che lo ha allattato e porrà questa, in cielo fra le braccia del re auriga, il quale lo aveva salvato, con la sua abilità di cocchiere, dall’ira di Saturno. Se voi alzerete lo sguardo al cielo, durante le limpide notti estive, potrete ammirare una stella, che come un meraviglioso diamante bianco-azzurrino splende fulgida. Essa ha un nome: Vega ed appartiene alla costellazione della LiraQuesta bellissima stella sarà in futuro (per effetto della precessione degli equinozi) tra 11000 anni la nostra stella polare, la stella polare dei nostri lontani posteri. La leggenda legata a questa costellazione è la “leggenda di Orfeo”.
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La costellazione estiva della Lira,
con la brillantissima stella Vega.

Orfeo era un poeta celebre il più famoso e bravo suonatore di cetra = lira e come tale si diceva, era il prediletto del dio Apollo (dio che inventò la musica) Orfeo cantava così bene che le piante e le pietre si muovevano per udirlo, le fiere selvagge si ammansivano; egli amava profondamente la bella e giovane sua sposa Euridice. Questa morì morsa da un serpente, ed egli la pianse in così dolci canti che persino le pietre si commuovevano. Il poeta allora pensò di scendere agli inferi (luogo dove si pensava che nell’antichità dimorassero le anime dei morti) per vedere di riavere la sua bella Euridice. Infatti, il suo dolce canto, il suono della sua lira facevano spuntare lacrime persino alle Erinni (dee dall’aspetto spaventoso, con serpenti per capelli) e commuovevano il gran petto di bronzo del dio delle tenebre eterne. Gli dei delle tenebre acconsentirono che Euridice seguisse nuovamente sulla terra, viva il suo amato sposo Orfeo …. al patto che egli camminando davanti, mai si voltasse a guardarla, perché se avesse fatto ciò ella gli sarebbe stata tolta per sempre inesorabilmente. Così Orfeo suonando la sua lira iniziò il suo viaggio di ritorno sulla Terra seguito da Euridice, ad un certo punto egli non potè trattenersi dal voltarsi indietro per guardare se la sua amata sposa lo seguisse davvero, allora d’un tratto, questa sparì per sempre. Orfeo impazzito dal dolore, fuggì errando per le montagne della Tracia, dove fu ucciso e lacerato da uno stuolo di baccanti nel quale si imbatté. Ma la sua meravigliosa lira fu salvata da Giove che la scagliò in cielo a ricordo perenne di un tale cantore.


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