La Storia
Il Club G.S. Ausonia venne fondato nel lontano 1974 a Sesto Fiorentino con sede nel Palazzo Pretorio in piazza Ginori.

In seguito, il 5 Novembre 1978, i soci fondatori : Siro Magni, Vincenzo
Franceschini, Silvano Gambacciani, Bruno sarti, Romano Zucca, nei locali
delle assicurazioni di Siro Magni, posti in via Matteotti n° 67, di
fronte al notaio Mario Piccinini fecero atto legale che venne fatto registrare
presso il tribunale di Firenze in data 15 Dicembre 1978 dando così
fondamento giuridico - legale alla società. Con tale atto si espresse
lo statuto nel quale venne stabilito che tutti i soci possono eleggere il
consiglio, che a sua volta nominerà il presidente, i quali poi in
collaborazione, presidente e consiglieri, seguiranno l’andamento di
tutte le attività svolte all’interno del gruppo, sia quelle
sportive che quelle culturali, oppure quelle semplicemente che hanno lo
scopo di favorire la comunicazione e l’aggregazione dei soci. Il gruppo
sportivo Ausonia - Rinascita, nella sua attuale sede presso il Circolo Rinascita
di via Matteotti 18, da molti anni nuova sede, prosegue tuttora la sua ultratrentennale
attività a Sesto Fiorentino con i medesimi obiettivi : favorire la
pratica sportiva nel settore podismo, attività culturali e aggregazione.
Per il settore podismo riteniamo utile informare che il nostro statuto stabilisce
che vogliamo: “ propagandare, diffondere, favorire la pratica sportiva
del podismo, ritenendo che questo sport possa giovare alla salute fisica
e morale dei praticanti “.Siamo onorati di poter affermare che nella
nostra lunga attività podistica svolta dal 1974 ad oggi, ben due
volte,
nel 1980

e nel 1981

abbiamo ricevuto telegrammi di plauso ed incoraggiamento dall’allora Presidente della Repubblica On. Sandro Pertini, per la nostra corsa “ Trofeo Oliviero Frosali “, fiore all’occhiello della nostra società. Contattateci o venite a trovarci alla nostra sede, il nostro obiettivo esclusivo è sempre quello: diffondere lo sport per tutti.
Trofeo Oliviero Frosali
Oliviero Frosali
La sera sembrava tranquilla, l’oscurità, da poco arrivata sulla
via di Baldracca e sul gruppo di case che si affacciavano su di essa, dava
una certa garanzia di celare il sopraggiungere di un’ombra che rasentava
il muro, che andava veloce quasi nascondersi alla fioca luce della lampada
a braccio posta sulla cantonata. Il freddo poi, di quell’inizio ’44,
rendeva ancora più raro il passare dei viandanti per la strada, un
po’ solitaria, posta “sotto il treno”. Era difficile che
Oliviero trascorresse la notte a casa, sapeva di essere nel mirino di quelle
persone che conoscendo i suoi sentimenti politici lo avevano tante volte
minacciato e altrettante arrestato, processato e condannato; adesso lo cercavano
per pareggiare un’avvenuta esecuzione in paese di un noto fascista.
Il comando tedesco era stato esplicito con il Maresciallo Emilio Giorni,
comandante della stazione di carabinieri di via Crispi (via Cavallotti):
Sesto doveva essere “ripulita”. La diffidenza, la prudenza e
l’accortezza dei movimenti non furono sufficienti perché Oliviero
potesse sfuggire alla trappola tesa dai fascisti e dai soldati tedeschi,
ma il sospetto, ancora oggi vivo in molti, è che ci sia stata una
delazione, perché tutto fosse organizzato proprio per quella sera,
dopo tante notti che Oliviero non era rientrato nella propria abitazione.
Così la sera del 14 gennaio 1944, mentre nella piccola cucina si
riordinava la tavola dalla cena, attorno alla quale c’era la moglie
Rina la nonna materna e le figlie Neda e Donatella, Oliviero, non sospettando
niente, si accingeva ad andare a coricarsi. Il mattino seguente, alle prime
luci dell’alba, sarebbe passato dall’orto, dove aveva preparato
una via di fuga per i campi e poi via a nascondersi di nuovo. La quiete
del momento venne interrotta bruscamente: urla squarcianti intimavano l’uscita
di Oliviero, minacciando una strage in caso di reazione. I comandi dei fascisti
s’intrecciavano con quelli secchi e perentori in lingua tedesca dati
ai soldati. Colpi assestati con i calci dei fucili sulla porta di casa echeggiavano
il loro sordo rumore per tutte le stanze. Dalle finestre s’intravedevano
fasci di luce disordinati che si muovevano all’impazzata, l’abitazione
era stata completamente circondata; si comprese all’istante che questa
volta la fuga sarebbe stata difficile. La disperazione e lo sgomento invasero
Rina e Oliviero e gettarono nel pianto le giovani figlie. Oliviero pensò
di tentare ugualmente la via dell’orto, unica sua possibilità
per sottrarsi alla cattura. Uscì di casa dal retro, saltò
il muretto di cinta, ma appena giunto nel campo i soldati spararono senza
nessun avviso di alt. Oliviero venne raggiunto da diversi colpi che lo fecero
accasciare e poi distendere, ferito gravemente su quelle zolle arate che
erano pronte per dar vita alle nuove piante di grano. Lo strazio dei familiari
fu ancora maggiore perché i militi fascisti non permisero a nessuno
di avvicinarsi al ferito, che non potè essere soccorso. Qualcuno
avvisò la vicina Misericordia, l’ambulanza trasportò
il ferito, già in gravissime condizioni all’Ospedale di Careggi.
I sanitari intervennero immediatamente, ma Oliviero nella mattina del 15
esalò l’ultimo respiro. Per la famiglia, già sconvolta
dal dolore, erano in arrivo altre sofferenze e iniziò il periodo
delle ritorsioni. Essere moglie o figlie di un sovversivo era come avere
la peste addosso, tutti ti scansavano, tutti avevano il timore di un possibile
coinvolgimento. Pochi furono coloro che aiutarono questa famiglia così
gravemente colpita e chi lo fece corse un serio pericolo. Più di
una volta la madre Rina o la figlia Neda si sentirono rifiutate la razione
di pane dopo aver fatto la lunga coda davanti al forno, per quel poco, ma
indispensabile approvvigionamento. “A voi niente, via!” era
la risposta. Qualcuno però ci fu che a proprio rischio aiutò
la famiglia Frosali, permettendole così di arrivare a quell’atteso
giorno del primo settembre ’44 quando Sesto venne liberata. La sera
del 22 maggio 1944 un uomo di mezza età, che indossava una tuta da
meccanico, era fermo sulla sua bicicletta con un piede sul pedale e l’altro
sul marciapiede davanti all’oreficeria Maggini in via Crispi. Mio
padre Aldo lo notò perché non lo aveva mai visto prima, allora
a Sesto si conoscevano un po’ tutti, per questo si fermò ad
osservarlo. In concomitanza all’uscita del Maresciallo Giorni dalla
Caserma dei Carabinieri, e constatato che la sua direzione era quella che
risaliva la via, l’uomo in tuta blu si avviò lentamente verso
di lui. Quando incrociò il Maresciallo, il finto meccanico, estrasse
una pistola ed esplose alcuni colpi contro Giorni, che cadde ferito a terra.
Mio padre restò terrorizzato, attaccato con le spalle al muro del
Trinci sul lato opposto della strada ma potè vedere chiaramente che
il gappista proseguì per la strada, con la stessa pedalata, come
se non fosse accaduto niente, dileguandosi nel trambusto generale. Il maresciallo
Giorni venne portato in ospedale e dal quel momento a Sesto non si seppe
più nulla di lui. Una vita difficile quella di Oliviero Frosali,
per sé e per la sua famiglia, sostenuta da principi di giustizia,
d’uguaglianza e di solidarietà verso quelle persone, che in
quel periodo, si spaccavano la schiena sul lavoro per poche lire e che,
soverchiati di Tprepotenze ed ingiustizie, dovevano anche tacere. Mettere
in pericolo la propria vita e quella dei propri cari per un ideale di giustizia
oggi sembra impossibile, ma è proprio grazie a questi sacrifici,
compiuti da persone eccezionali, che oggi possiamo usufruire di certe garanzie
costituzionali e di tanti diritti nell’ambito del lavoro. Oliviero
Frosali era nato a Casellina e Torri il 1 agosto 1899, dove il padre Emilio
ben presto lo avviò al lavoro. Intraprese, con altri soci, un’attività
di fabbricazione di mattonelle “a disegno”, cioè mattonelle
che, una volta montate, costituivano, nell’insieme, un rivestimento
o un impianto che formava un disegno geometrico o artistico. Negli anni
’20 ci fu l’avvento del fascismo, Frosali manifestò subito
la sua avversità al regime aderendo al regime aderendo al neo-partito
comunista. Fu uno dei più attivi fautori e sostenitori dell’organizzazione
“soccorso rosso”, una forma d’assistenza economica verso
le famiglie dei perseguitati politici, attraverso un fondo di solidarietà
costituito dai lavoratori. Ben presto Frosali venne identificato come sovversivo
ed agitatore, nel 1927 fu schedato dalla Questura fiorentina e restò
in quella lista fino alla sua morte. Subì un processo, tenutosi a
Roma, nel quale venne condannato ad otto anni di reclusione, dopo di ciò
fu più volte internato nelle carceri fiorentine delle Murate, specialmente
ogni volta che una personalità politica veniva in visita a Firenze.
toccante è il ricordo della figlia maggiore Neda delle visite in
questo carcere che la giovane ragazza faceva accompagnando la madre a trovare
il marito. Certe volte Neda stentava a riconoscere il babbo, per le tante
privazioni alle quali era stato sottoposto. L’0tto settembre 1942
coglie Frosali nelle carceri di Salluzzo, da dove viene liberato ed inviato
ad intraprendere la lotta partigiana. La natura di Oliviero era poco incline
a tenere un’arma tra le braccia, lui era un uomo d’organizzazione
e di grande attivismo, il suo campo di battaglia era fra gli operai e qui
si sentiva necessario. Una scelta che potrebbe essergli costata la vita.
Sesto non lo dimenticò. Alla sua memoria, nel 1945, venne intitolata
la via dove lui aveva abitato e dove ancora abitava la famiglia. Il Partito
Comunista Italiano, nel quale Oliviero aveva da sempre militato, dedicò
la sezione, da poco sorta in piazza Ginori, a suo nome che tale resterà
fino ai cambiamenti politici di questi ultimi anni. Questo breve ricordo
lo dedico alle figlie di Oliviero Frosali, Neda e Donella, per riconoscenza
di un sestese verso chi, lottando in quegli anni, gli ha donato la sua attuale
libertà.
Gianni Battistoni
Dove Siamo
Dove siamo:
Ausonia Club presso Circolo ARCI Salone Rinascita via Matteotti 18 50019 Sesto Fiorentino

Le Attività
Podismo competitivo e non competitivo.
Attività ludomotorie.
Cultura; organizzazione teatrale, mostre e gite.
Notiziario interno.
Organizzazione di serate fra soci ed amici con cene e lotterie.
Il Consiglio
Presidente: Fratoni Maurizio
Vice Presidente: Latini Valfrido
Tesseramento / V. Mediche / Magazzino: Calzolari Marialuisa, Fratoni Maurizio
Segretario: Furlanetto Nicola
Giornalino: Graziani Piero, Latini Valfrido
Organizzazione tecnica sportiva: Franceschini Vincenzo
Consiglieri: Cocco Marco, Franco Tiberio,
Trabucco Giancarlo.
Webmaster: Bindi Antonio, email bindi.antonio@gmail.com
Numero iscritti; 140
Associazione sportiva Art.36-38
e seguenti del Codice Civile Statuto registrato al Tribunale di Firenze al
n° 10727 il 15/12/1978